- Associazione Max Kuatty

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BIOGRAFIA

MAX KUATTY (1930-2011)



Max Kuatty nasce a Canneto sull’Oglio (Mantova).
Svolge le prime esperienze artistiche tra Parigi e Milano; studia all’Accademia di Brera, allievo di Paiella, Gadaldi e Moro.

Dei suoi contemporanei ammira Pollock, Poliakoff, Riopelle e Tapies, dei quali ha conoscenza diretta a Parigi dal 1956.

Dello stesso periodo è la sua attiva partecipazione al movimento italo-belga.

Le sue prime esperienze artistiche in campo internazionale risalgono agli anni Sessanta e Settanta.



Importanti per Kuatty furono i periodi trascorsi a Milano e a Parigi, durante I quali ebbe modo di conoscere direttamente alcuni tra I più famosi personaggi della scena artistica, come Jackson Pollock e Alberto Burri.

Un momento decisivo nella carriera dell’artista Kuatty, ma anche nella sua evoluzione umana, è rappresentato dall’incontro con il critico francese Pierre Restany, che accompagnerà gran parte della sua esistenza artistica come una sorta di alter ego o di “catalizzatore” in grado di mettere a fuoco e cristallizzare le intuizioni più profonde.

Nell’agosto 1978, Restany realizza, in occasione di un suo viaggio in battello lungo il Rio Negro, il “manifesto del Rio Negro del naturalismo integrale” che, ripubblicato all’interno di un catalogo di opere di Kuatty, trova la più brillante esemplificazione dei suoi postulati teorici.

Nel campo dell’arte il “Naturalismo integrale” definisce un atteggiamento di puro, spontaneo e totale accostamento della coscienza alla natura e ai suoi segreti.



Coprendo un arco di tempo che va dal 1956 al 1970, I quadri di Max Kuatty cercano di cogliere, ingigantita e trasfigurata da una resa minuziosa, l’essenza più vera e incontaminata del dato naturale: l’effetto tattile di cortecce secolari e di fibre dalla trama sottile si associa a sfumature di impressionante varietà, che mostrano quale “naturalismo essenziale” possa suscitare nell’arte l’ambiente amazzonico, ultimo “serbatoio … sul nostro pianeta della natura integrale”.

Infatti, Amnon Barzel scrive che : “ le superfici naturali ininterrotte di Kuatty rappresentano un gesto più che di intervento, di ascolto: esse nascono dai suoi quadri astratti degli anni ’60, che indirizzavano la nostra fantasia visiva verso l’illusione delle superfici del legno.” (da Max Kuatty, Gall. Civica d’arte moderna, Ferrara, Palazzo dei Diamanti 1982)

Come emerge dalle parole dello stesso Restany :”La chiave di comprensione … dell’opera di Max Kuatty… è la volontà di eliminare tutti gli elementi elementari superflui, in modo da realizzare una specie di spartito musicale puro, con pochissime note e con una scrittura, una voce, una tessitura fondamentale, elementare, determinante” (da Max Kuatty, Pierre Restany, “Manifesto del Rio Negro del naturalismo integrale”. 1980 Cegna Editore).

La ricerca artistica di Max Kuatty approda negli anni ’90 a una esperienza che ruota attorno al mondo della carta stampata. Risale infatti al marzo 1990 una mostra tenutasi alla galleria d’arte contemporanea “B&B Arte” di Mantova, nella quale protagoniste assolute sono matrici di giornali, prive di qualunque abbellimento o manipolazione estetica, presentate nella loro nuda essenza di supporti per parole scritte.

Kuatty propone quindi l’idea di fermare nel tempo le notizie dei quotidiani, che usualmente “vivono e muoiono” nello spazio di una giornata.



Gli scritti esposti in successione davanti agli occhi del fruitore rivivono e creano una sorta di osmosi tra le opere e il pubblico. In proposito Restany ha scritto : “la grande saggezza e la grande intuizione di Max Kuatty hanno fatto sì che questi documenti non fossero alterati con intervento di tipo estetico: é proprio la testimonianza organica intrinseca del materiale che conta e l’additivo umano sarebbe addirittura inutile e quasi patetico” (Pierre Restany, Carmelo Strano, “Max Kuatty”. 1990 B&B Arte).

A questo punto il percorso artistico di Kuatty si può riassumere così: al periodo del naturalismo integrale, in cui l’artista si riappropria della materia, segue il periodo in cui si riappropria della parola e, infine, quello più recente in cui si riappropria dell’immagine.



Kuatty, come scrive il critico Tommaso Trini: “ha praticamente reinventato l’antica arte dell’affresco mettendo a punto una chimica inusitata di materiali plastici e di reagenti. Ciò gli consente di plasmare ovunque e di realizzare alla svelta un nuovo tipo di affresco sintetico, che risulta più rapido quando è applicato alla parete e decisamente più portatile giacchè si adatta prontamente anche alla tela, alla carta e al legno”.

Scrive Restany: “Nel momento in cui il destino dell’immagine pittorica è stato sempre più condizionato dall’intervento di processi fotomeccanici, Max Kuatty ha rivoluzionato l’arte del ritratto.

Il punto di partenza è la fotografia nella sua concezione più diretta ed immediata, la Polaroid. L’immagine pellicolare del modello viene poi fissata su di un supporto complesso che evoca la solenne e sublimante morfologia dei retablo, le pale d’altare rinascimentali, il titolo generico dei ritratti di Max Kuatty rende conto di questo doppio riferimento: Polaretablo Pola(roid)-retablo.

I Polaretabli percorrono così tutta l’arte di due secoli, il Quattrocento e il Cinquecento, sotto forma di riporti sinopici di affresco.

Come possono queste immagini prodotte da una Polaroid di grandi dimensioni inscriversi, simili ad uno strappo d’affresco, sulla carta, la tela, il muro, con la patina immemorabile di una storia infinita? E’ qui che interviene tutta la magia del pittore. La raffinatezza di questa tecnica appropriativa toglie il respiro”. (Codex Codicum)

La bella storia di Max Kuatty, dunque, è una storia profonda, è una lettura in profondità, un ritorno alle sorgenti dell’esperienza umana e soprattutto della sua esperienza percettiva, è un ritorno alle sorgenti pure della nostra sensibilità”. Pierre Restany

Tra le principali mostre personali si possono ricordare quelle a Milano (palazzo Reale), Mantova (casa del Mantegna), Ferrara ( Palazzo dei Diamanti), Roma (palazzo Barberini) e Parigi (Centre Pompidou).

Nel 1995 è stato invitato alla Biennale di Venezia (la Nuova Europa, curata da Carmelo Strano).

Tra il 1998/99 realizza 24 ritratti dei Nobel per la Pace per l’Opera Codex Codicum, edita in occasione del 1° Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace che si è svolto a Roma in Campidoglio, il 21/22 aprile 1999.



Nel 2000, Max Kuatty crea le immagini per Nobel Peace Laureate Organizations.

Le sue opere si trovano nei più importanti musei e collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero.
 
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